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ESG: i tre pilastri della finanza valore su valore

24 giugno 2022

di Benedetto Colli

 

ESG. Environmental, Social, Governance. Tre lettere, tre parole, tre pilastri della sostenibilità che gli Imprenditori si trovano chiamati a integrare nella strategia e nei processi di business per via dell’impatto diretto che hanno sul valore d’Impresa e sulle attività di investimento. Environmental: valutare come un’azienda si comporta nei confronti dell’ambiente. Social: esaminarne la relazione con il territorio, con le persone, con i dipendenti, i fornitori, i clienti e, in generale, con le comunità in cui opera in termini di coinvolgimento, di rispetto dei diritti umani, di iniziative legate al loro benessere e alla loro salvaguardia. Governance: analizzare le basi operative per verificare che sia ispirata a buone pratiche e a principi etici su temi quali la retribuzione del personale e dei dirigenti, il rispetto dei diritti degli azionisti, la trasparenza delle decisioni e delle scelte aziendali, il rispetto delle minoranze. Ogni giorno è sempre più necessario che una filosofia aziendale di responsabilità ambientale, sociale ed economica diventi parte integrante di ogni strategia di business.

Certo, parlare di sostenibilità è diventato molto di moda negli ultimi anni, ma si tratta di un tema che le aziende devono iniziare ad affrontare progettando e disegnando un vero percorso di trasformazione. Non solo per motivazioni di carattere etico, ma anche e soprattutto per le richieste che arrivano da stakeholders, consumatori e nuove generazioni, che determineranno il mercato dei prossimi anni, e per i movimenti tellurici a cui stanno dando vita i governi occidentali. Basti ricordare che gli USA hanno deciso di investire 4.000 miliardi di dollari nella transizione ecologica e che l’UE è a sua volta impegnata con il piano Next Generation EU in una prospettiva che unisce tutela dell’ambiente, sviluppo digitale e resilienza.

Per le piccole medie Imprese si pone la necessità di intraprendere dei percorsi di sostenibilità che le portino a essere ESG compliance. Una concreta attenzione ai temi ambientali e sociali rappresenta infatti un vantaggio competitivo. Le Imprese che abbiano maggiore attenzione ai criteri ESG sono quelle che acquisiscono una migliore reputazione di affidabilità, che ottengono maggiori performance, che affrontano meglio i rischi legati a emergenze o situazioni di crisi e che ottengono più agevolmente accesso al credito. Una PMI viene infatti valutata sulla capacità di mantenere nel medio-lungo periodo il proprio portafoglio clienti. Per farlo, è necessario che l’azienda soddisfi i requisiti da loro richiesti, compresi quelli, sempre più pressanti, di sostenibilità. Un’Impresa che adotta standard rispondenti ai criteri ESG viene percepita come meno esposta a rischi legati alle emergenze ambientali e alle controversie legali, oltre a dimostrare maggior impegno in termini di ricerca scientifica e innovazione, una migliore gestione dei rapporti umani con incremento della produttività, più sicurezza sul lavoro e un migliore rapporto con i propri clienti e con i partner in termini di trasparenza e fiducia. Una non rispondenza ai criteri ESG rischia di escludere l’azienda da determinate forniture verso clienti che a loro volta sono divenuti ESG compliance. Senza parlare delle normative: l’European Financial Reporting Advisory Group intende promuovere una rendicontazione specifica di informazioni non finanziarie per le PMI entro il 2023, su base per ora puramente volontaria, ma che nel medio-lungo termine potrebbe registrare un’estensione degli obblighi.

La sostenibilità non si improvvisa. Occorre prepararsi e avere il giusto supporto perché sia effettivamente praticabile e porti vantaggi concreti in termini di competitività aziendale. In questo, l’informazione finanziaria svolge un ruolo fondamentale: l’ESG sta entrando con forza nel linguaggio comune con temi quali l’economia circolare e i green bond. Secondo un’indagine ISTAT sui dati 2016-2018, solo il 4% delle PMI aveva pubblicato un bilancio di sostenibilità, con un tasso di adozione che aumenta al crescere delle dimensioni delle Imprese. La causa è la carenza di competenze specifiche, presenti invece nei grandi gruppi industriali. I benefici della rendicontazione per il business e la necessità di attivare una corretta comunicazione finanziaria non sono ancora percepiti come fondamentali, ma presto lo saranno. Tante aziende hanno iniziato a ripensare la propria capacità di generare valore anche in ragione di quei «nuovi» valori che un tempo, semplicemente, erano considerati come opzionali, marginali o riservati al campo d’azione dell’etica.

Ormai il valore sociale dell’Impresa è acclarato. Pertanto, l’azienda dev’essere sempre più compatibile con l’ambiente, con il contesto sociale e con i principi dell’era moderna. La missione di CoFiP, ovvero aiutare l’Impresa a moltiplicare questa capacità valoriale, va al di là della questione degli utili. Nel terzo millennio, l’Impresa e la finanza devono collaborare per un progetto comune: creare ricchezza sociale e ambientale, e restituire un’etica al lavoro. Certo, il definire un programma di azione sostenibile dal punto di vista economico e organizzativo necessita di una serie di criteri di misurabilità che permettano una corretta comunicazione al mercato e la credibilità dell’azienda nel poter dimostrare la propria sostenibilità. La sfida è innegabilmente grande, non è priva di rischi e non può essere improvvisata dall’oggi al domani. Ma il momento di agire è questo.

La figura del Consulente Finanziario Professionista nasce proprio dalla necessità di trovare un punto di incontro virtuoso tra operatori finanziari e Imprese per compensare la distanza che si è venuta a formare negli anni, dall’urgenza di migliorare la comunicazione finanziaria di queste ultime e dalla consapevolezza che questa è un’attività dall’alto valore aggiunto e socialmente molto importante. Non è più possibile proseguire sulla strada della finanza snaturata fatta di carta su carta. È un sistema che resiste solo nella misura in cui la finanza «valore su valore», ovvero la finanza ESG, che è un motore di promozione sociale in termini di dignità del lavoro e di capacità di produrre effettiva ricchezza per la comunità e per l’ambiente, stenta a trovare il giusto riconoscimento. La prima va ridimensionata per fare spazio alla seconda. La nostra missione è quella di accelerare questo processo e siamo pronti alla sfida che quelle tre lettere, quelle tre parole, quei tre pilastri, Environmental, Social, Governance, ci chiedono di affrontare sin da subito.