Stress Test nei Business Plan e nei Piani di Risanamento

il "Metodo Montecarlo" per la Validazione della Sostenibilità Economico - Finanziaria
A cura del dottor Carlo Mauri coordinatore della I Commissione del Comitato Scientifico - Affidabilità e Attendibilità dei Dati di Bilancio

Abstract

Il presente contributo illustra l’applicazione del Metodo Montecarlo come strumento di validazione probabilistica dei business plan, superando i limiti dell’approccio deterministico tradizionale. La metodologia consente di quantificare il rischio intrinseco delle proiezioni economico-finanziarie attraverso la generazione di scenari multipli correlati, fornendo al professionista un’attestazione più robusta della sostenibilità aziendale, in linea con le indicazioni normative del D.Lgs. 14/2019 e le raccomandazioni dell’OIV.

1. Il contesto normativo e professionale

L’attività professionale del commercialista e del revisore si trova oggi di fronte a una sfida complessa: la necessità di prevedere scenari futuri in un contesto ambientale di crescente incertezza. Due fattori normativi e regolamentari  hanno reso questa esigenza particolarmente pressante:
Il Codice della Crisi d’Impresa (D.Lgs. 14/2019) ha introdotto nell’ordinamento italiano il concetto di flussi di cassa prospettici come elemento discriminante per individuare la crisi aziendale (art. 2, comma 1, lettera a). Gli amministratori devono istituire adeguati assetti organizzativi (art. 2086 c.c. 2° comma ) capaci di rilevare tempestivamente l’emersione della crisi. Questa previsione normativa trasforma la pianificazione economico-finanziaria da strumento gestionale interno a obbligo di legge.
Le direttive dell’Autorità Bancaria Europea hanno poi imposto alle banche italiane una visione forward-looking nel monitoraggio del credito, richiedendo a tutte le imprese affidate l’elaborazione di bilanci  prospettici e business plan.

2. I limiti dell'approccio deterministico tradizionale

Il business plan tradizionale è costruito secondo una logica deterministica; infatti, di solito si ipotizzano tre scenari (base, best e worst case) con valori puntuali per ciascuna variabile economica. Questo approccio, pur consolidato nella prassi professionale, presenta limiti strutturali significativi.

2.1. Il paradosso della certezza nell’incertezza

Consideriamo un’analogia: lanciando una moneta, possiamo definire con certezza che la probabilità di ottenere “testa” è esattamente il 50%; lanciando un dado ogni faccia ha una probabilità del 16,67% in questi casi i gradi di libertà  sono fissi ed immutabili, mentre  un business aziendale quanti stati può assumere nel tempo?
La risposta è: molteplici, indefinibili, mutevoli, non esiste un numero finito di configurazioni possibili. Anche l’attribuzione di una probability of default (PD) circoscrive solo la componente di rischio misurabile, che non ricomprende tutta la complessità del business ma solo di quella specifica configurazione proposta nel business plan, lasciando tutto il resto privo di ponderazione come se non esistesse. Il paradosso è che  l’unica cosa certa è l’incertezza che per definizione non è misurabile. Siamo quindi nell’ambito della probabilità soggettivista, dove le stime sono inevitabilmente influenzate dal mutevole livello di conoscenza  e  dalle convinzioni  del professionista. Questa condizione espone amministratori e professionisti a possibili contestazioni ex post: decisioni giudicate ragionevoli nel momento in cui sono state assunte possono essere ritenute insensate quando valutate a posteriori.

2.2. L’orientamento verso modelli probabilistici

L’instabilità dello scenario macroeconomico degli ultimi anni (conflitti bellici, tensioni commerciali, inflazione, rialzo dei tassi) ha indotto un ripensamento metodologico. Il Documento OIV n.1/2022 sugli Impairment Test (pag. 16) afferma testualmente:
“…il maggior rischio valutativo, in un contesto di elevata incertezza, reca con sé un’inevitabile maggiore imprecisione della stima e ciò comporta una preferenza in termini generali verso modelli di valutazione probabilistici piuttosto che deterministici (ossia fondati su variabili di input fisse e su un unico risultato)…”
Analogamente, la “Guida al Business Plan” dell’ODCEC di Milano (2021) (pag.11) raccomanda di superare il metodo deterministico in favore di approcci che incorporino l’analisi probabilistica del rischio.

3. Il Metodo Montecarlo: coniugare determinismo e casualità

I modelli stocastici (come il Metodo Montecarlo)  sono  definiti dai Principi Italiani di Valutazione (PIV 2015), sono modelli economici in cui intervengono sia variabili certe che variabili aleatorie, generando risultati composti da una componente sistemica (deterministica) e una componente stocastica (probabilistica).
Il Metodo Montecarlo rappresenta lo strumento operativo per implementare questa visione: attraverso la simulazione di migliaia di scenari (tipicamente 10.000), il metodo consente di “testare” la robustezza del business plan sottoposto alle turbolenze dell’incertezza.

3.1. Gli elementi costitutivi del modello

A) Le variabili deterministiche (il modello strategico)
Si parte dai  dati economici contenuti nel business plan (ricavi, costo materie prime, servizi, costo del lavoro previsti su 5 anni), questi valori esprimono  la strategia degli amministratori e vengono presi per testarne la sostenibilità.
Dal business plan si estraggono due parametri fondamentali elementi strutturali della serie di dati economici:

  • Media aritmetica (μ): di tutte le variabili economiche sopra citate.
  • Deviazione standard (σ): misura la volatilità e quindi il rischio atteso, particolarmente elevata nei progetti innovativi o evolutivi ( investimenti in nuovi mercati, prodotti, processi)

B) Le variabili aleatorie (la simulazione dell’incertezza)
Sono numeri casuali compresi tra 0 e 1 che impattano sulle variabili economiche, simulando gli shock imprevisti che il business subirà. Questi numeri rappresentano l’espressione artificiale dell’incertezza che avvolge i fatti aziendali.

C) La matrice di correlazione (la coerenza economica)
Elemento cruciale del modello è la Matrice di Correlazione. Se lasciassimo operare la casualità senza condizionamenti, otterremmo risultati irrealistici ed irrazionali  (ad esempio: ricavi bassissimi con costi materie prime altissimi, generando perdite non credibili).
La matrice cattura le correlazioni storiche tra le variabili economiche (tramite il coefficiente di Pearson calcolato su almeno 10 anni di dati storici), vincolando le simulazioni casuali a rispettare le relazioni che caratterizzano il modello produttivo aziendale. In tal modo, ogni scenario generato è casuale ma economicamente plausibile.

D) La funzione d’onda (la distribuzione di probabilità)
È la forma geometrica che raccoglie tutti gli scenari simulati. Nel modello presentato si utilizza sia la distribuzione lognormale (appropriata per sviluppi evolutivi con salti dimensionali importanti, tipici di startup o nuovi business) sia quella gaussiana (per situazioni più stabili).

3.2. Il processo operativo: dalla teoria alla pratica

Per comprendere il funzionamento del Metodo Montecarlo, è utile ricorrere a una metafora tratta dall’ingegneria in campo automobilistico: la galleria del vento.

LA METAFORA DELLA GALLERIA DEL VENTO

Quando gli ingegneri progettano una nuova Formula 1, non costruiscono subito l’auto definitiva. Creano prima un modellino in scala (analogamente al nostro business plan con i suoi dati previsionali) e lo testano in una galleria del vento dove simulano le turbolenze e le sollecitazioni che il veicolo affronterà in pista.
Nel nostro modello probabilistico:

  • IL MODELLINO sono le variabili deterministiche (riassunte in: μ media e σ volatilità) estratte dal business plan: rappresentano il progetto strategico degli amministratori
  •  LE TURBOLENZE sono le variabili aleatorie (numeri casuali 0-1): simulano l’incertezza e le sollecitazioni imprevedibili del mercato. Come nella galleria del vento, devono essere numerose e agire simultaneamente su tutto il modello per vederne la reazione a condizioni avverse
  • LA FORMA DELLA GALLERIA è la funzione d’onda (distribuzione lognormale o gaussiana): definisce l’area geometrica degli eventi in cui si collocheranno i risultati, date le caratteristiche evolutive del business
  • GLI STRESS TEST sono le 10.000 ipotesi di simulazionie  sottopongono il modello a sollecitazioni estreme per verificarne la robustezza prima di affrontare la ‘gara’ vera (il mercato reale)

Come nella galleria del vento si individuano i punti deboli del prototipo PRIMA della gara, il Metodo Montecarlo rivela le criticità del business plan PRIMA di impegnare risorse finanziarie.

Input del modello:
La Guida ODCEC evidenzia come “lo stress test non è lo scenario peggiore ma uno ‘plausibilmente grave’, è una simulazione per verificare la capacità di resistenza”  Si prendono i dati storici dei bilanci (da 5 a 10 anni) per calcolare le correlazioni

Output del modello:

  • 000 scenari con il calcolo del relativo EBITDA
  • Distribuzione di probabilità degli EBITDA (istogramma)
  • Value at Risk (VaR): probabilità che gli ‘EBITDA previsti nei NON vengano raggiunti

4. Vantaggi per il professionista

4.1. Robustezza dell’attestazione

Il modello consente di quantificare la probabilità di successo/insuccesso del piano, trasformando una valutazione soggettiva: “secondo il mio giudizio professionale il piano è sostenibile” in una misura oggettiva: “il piano presenta una probabilità del 65% di raggiungere gli obiettivi”.

4.2. Riduzione del rischio professionale

Utilizzando strumenti statistici riconosciuti (Metodo Montecarlo, correlazioni di Pearson, distribuzioni probabilistiche standard), il professionista può dimostrare di aver applicato metodologie scientifiche nella valutazione, riducendo l’esposizione a contestazioni per arbitrarietà delle stime.

Scenari alternativi e budget contingency: L’approccio probabilistico consente di predisporre budget contingency e azioni di mitigazione preventive. La Guida ODCEC sottolinea che: “nel BP occorre definire quali siano le regole del monitoraggio del rischio e della sua gestione nel caso debba effettivamente manifestarsi” . Questo significa identificare variabili di allarme e trigger di azioni correttive prima che la situazione divenga critica.

4.3. Identificazione delle criticità

Il modello evidenzia dove e quando il piano presenta maggiori fragilità, consentendo al professionista di richiedere interventi mirati. Si può quindi suggerire, per esempio, di:

  • Rivedere gli obiettivi di quell’anno
  • Prevedere riserve di liquidità aggiuntive
  • Strutturare covenant bancari progressivi
4.4. Allineamento con le best practices internazionali

Il Metodo Montecarlo è uno standard nelle valutazioni finanziarie evolute adottarlo nei business plan significa elevarne il livello tecnico.

4.5. Compliance normativa rafforzata

L’approccio probabilistico risponde pienamente alle indicazioni del D.Lgs. 14/2019 sui “flussi di cassa prospettici” e alle raccomandazioni OIV sui modelli valutativi in contesti di incertezza, fornendo una documentazione difendibile in sede di eventuale contenzioso .

5. Conclusioni operative

Il passaggio da business plan deterministici a modelli probabilistici rappresenta un’evoluzione metodologica necessaria per la professione contabile. L’incertezza non può più essere ignorata o relegata a note qualitative.
Il Metodo Montecarlo, pur richiedendo un investimento iniziale in competenze statistiche e di strumenti software, offre al professionista:

  • Maggiore credibilità tecnica verso banche, Autorità e stakeholder
  • Riduzione del rischio professionale grazie a metodologie scientifiche difendibili
  • Strumenti di early warning per identificare criticità prima che si manifestino
  • Compliance normativa con le più recenti indicazioni di OIV e Codice della Crisi

L’integrazione con strumenti di intelligenza artificiale rende oggi accessibile ciò che fino a pochi anni fa era appannaggio esclusivo di grandi strutture: la capacità di simulare il futuro, non per predirlo, ma per prepararlo.
Come affermato nei Principi Italiani di Valutazione, i modelli stocastici consentono di combinare la componente sistemica (il piano strategico dell’imprenditore) con la componente stocastica (l’imprevedibilità del contesto), restituendo al professionista un quadro completo e realistico della sostenibilità d’impresa.

Il futuro della professione contabile passa dalla capacità di maneggiare l’incertezza con rigore scientifico, trasformando il business plan da documento statico a strumento dinamico di gestione del rischio.